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Come comunicare un farmaco nei social media? Proposte dalle Big Pharma

Benefici battono rischi 66.5 contro 33.5

Secondo uno studio svolto dall’ agenzia di comunicazione WCG,  quando sui social media le aziende parlano di un farmaco o di un qualsiasi prodotto per la salute, la percentuale di informazione dedicata ai  benefici doppia quella dedicata a rischi ed effetti avversi.

Per correggere tale situazione (ma nella consapevolezza che un rapporto 50/50 sia molto difficile, forse impossibile da raggiungere) la FDA chiede alle aziende farmaceutiche soluzioni efficaci per riequilibrare la comunicazione della salute sui social media.

L’ obiettivo ultimo è permettere al consumatore/paziente l’ accesso ad una informazione meglio distribuita tra aspetti positivi e aspetti negativi di un prodotto.

Il problema sussiste in particolare in quelle arene di conversazione dove, penso a Twitter, lo spazio di scrittura è limitato: su Twitter, difatti, il rapporto è di 73.9/26.1

Hanno risposto all’ appello della FDA pressochè tutte le Big Pharma; vi riporto i punti chiave della discussione:

  • molte aziende (Eli Lilly, Johnson&Johnson, Pfizer, Bayer) propongono che ogni informazione promozionale di farmaci e prodotti per la salute (su Twitter, blog, banner pubblicitario, ecc.) abbia il link ad una pagina ad hoc dove siano evidenziati i rischi del prodotto oltre che tutte le informazioni di sicurezza ed efficacia;
  • Novartis ritiene che l’ idea del link sia valida ma la pagina con le informazioni su rischi/sicurezza/efficacia debba essere gestita non dalle aziende ma dalla FDA stessa, che avrebbe in questo modo la possibilità di controllare ed aggiornare rapidamente le informazioni;
  • AstraZeneca ritiene che occorra un’ approccio rispettoso della logica di “conversazione” propria dei social media: non va perciò controllata la singola informazione (es. un tweet o un post su microblogging) ma la “conversazione” in quanto tale, comprensiva quindi di tweet, post, video, audio e tutti gli altri elementi della comunicazione web 2.0

Voi che ne pensate?

Simone

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Con “TweetWhatYouEat”, Twitter calcola le calorie assunte e controlla l’ andamento della tua dieta

Nell’ era della “Globesity”, in una società sempre più consapevole dei rischi – non solo estetici ma anche patologici – dell’ accumulo di grasso, Twitter lancia “TweetWhatYouEat”, una nuova applicazione che consente agli utenti di tenere una sorta di diario on line per monitorare l’ andamento della propria alimentazione.

Da una parte il peso attuale, dall’ altra l’ impegno pubblico a perseguire un obiettivo dietetico, nel mezzo…numerose e sofisticate opportunità.

Su “TweetWhatYouEat”, il cibo assunto viene convertito in calorie e rapportato al fabbisogno giornaliero, permettendo di monitorare il peso e la qualità/efficacia della dieta seguita.

Inoltre, è possibile stilare una lista di cibi proibiti, oppure confrontarsi e condividere esperienze con gli altri iscritti.

La filosofia di fondo è che “visualizzando” le nostre abitudini alimentari, rendendole trasparenti a noi stessi e “pubbliche”, suscettibili di commenti, critiche, consigli, puo’ essere più facile eliminare o contenere gli eccessi.

Twitter si è lanciata in un’ operazione molto furba, coraggiosa e non esente da controversie.

Se difatti è vero che l’ applicazione consente un ruolo attivo e consapevole nella gestione delle calorie, dall’ altra ci sono alcune evidenti zone d’ ombra.

Innanzitutto, “TweetWhatYouEat” rischia di favorire una concezione anacronistica, fuorviante e “meccanicistica” della dieta: gli alimenti non sono solo un’ accumulo di calorie ma anche fonti di preziosi principi nutritivi che sono essenziali per l’ organismo e le sue funzioni fisiologiche: rafforzano gli organi e il sistema immunitario, promuovono la crescita di ossa , tessuti, cellule, prevengono malattie croniche e acute, ecc.

Inoltre, per ottenere risultati, una corretta dieta deve essere sempre accompagnata da una regolare attività fisica.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio