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Dagli Stati Uniti, un uso possibile di Internet per aiutare il contenimento della spesa sanitaria

Sono molti i motivi per cui i costi della spesa sanitaria pubblica crescono a dismisura: uno fra tutti è che nessuno conosce il costo delle prestazioni sanitarie.

Quanto costa per esempio utilizzare i Raggi X?

Negli Stati Uniti si dibatte su una interessante proposta di legge presentata al Congresso, “The Trasparency in All Health Care Pricing Act of 2010”.

L’ idea è quella che tutti gli operatori sanitari – dai farmacisti ai medici ospedalieri, dagli infermieri ai dentisti – rendano pubblici, in  primis su Internet, i costi delle prestazioni effettuate.

Una consapevolezza in tal senso, si pensa, potrebbe essere uno step importante verso l’ efficienza del sistema: per esempio, si potrebbero raffinare le informazioni e consentire sia agli operatori che ai pazienti di distinguere la tecnologia fine a se stessa (che comporta solo un sovraprezzo…) dalla tecnologia che invece offre davvero un migliore rapporto costo/benefici.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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Sanofi Aventis e la signora Shirley: quando i social media sono un “pericolo”

“E non ho ancora finito…”

Shirley Ledlie è una donna americana sopravvisuta al cancro che ha subito una perdita permanente dei capelli a causa – lei sostiene –  “del farmaco Taxotere di Sanofi Aventis”.

Pur consapevole che danni gravi di tal genere sono frequenti in chi è affetto da tumore, Shirley denuncia che “in alcun modo Sanofi Aventis aveva evidenziato la possibilità di tale evento avverso: nessuna menzione, nessuna casistica, nessun dato”.

Dopo aver chiesto spiegazioni inviando diverse lettere, la tenace Shirley si è orientata verso strumenti di comunicazione non convenzionale.

E’ entrata nella pagina Facebook di Sanofi Aventis e ha postato foto a testimonianza del danno e denuncie circa la scorretta informazione che secondo lei accompagna il farmaco.

“Volete trasparenza?” – spiega Shirley in riferimento alla presenza di Sanofi in spazi aperti di confronto come appunto Facebook – “Bene, la voglio anche io. Voglio che Sanofi sia trasparente nei dati e nelle informazioni fornite”.

E come anticipato in apertura del post, Shirley non intende affatto fermarsi.

In attesa che si faccia chiarezza e in attesa anche di ascoltare la replica di Sanofi Aventis, la vicenda apre un precedente interessante e si configura come un monito per le aziende, farmaceutiche e non, le quali puntano a costruire una presenza sui social media.

“Essere trasparenti” non è solo un bello slogan ma un modo nuovo di relazionarsi col consumatore che impone anche il dovere di confrontarsi sugli aspetti più controversi.

Soprattutto quando l’ arena del confronto sono i social media.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio