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Divertente video di Johnson & Johnson sull’ ansia da visita medica!

Con questo video, realizzato da una fantomatica “Paranoid Pictures”, J&J dimostra di aver ben compreso il senso dei social media.

Chi frequenta i media sociali non ha alcuna voglia di ascoltare mere celebrazioni dei prodotti. Desidera al contrario informazioni che siano di valore, perciò utili, e se possibile divertenti, in grado di rendere piacevole la loro fruizione.

Il principio di utilità vale soprattutto per il settore salute, dove numerose ricerche attestano che i consumatori ascoltano e danno credibilità a quelle aziende che offrono consigli su come prevenire o gestire determinate malattie.

In ogni caso il video possiede entrambe le caratteristiche.

Racconta in modo molto divertente quell’ ansia e i conseguenti errori che molte persone commettono prima e durante il colloquio col medico: uno su tutti è la tendenza ad avventurarsi in diagnosi “fai da te” che scambiano stati lievi di malessere con chissà quale patologia incurabile!

Nella seconda parte del video, un simpatico “consigliere” spiega quale atteggiamento sarebbe corretto avere nei confronti del medico.

Che ve ne pare? Il video ha secondo voi caratteristiche viral?

8 tattiche per un’ efficace strategia di accesso al social newtorking

Accedere al social networking limitandosi ad aprire una pagina su Facebook o un’ account su Twitter, senza un’ obiettivo e una strategia di comunicazione ad hoc – è come ritrovarsi catapultato in una cassaforte piena di soldi e tornare a casa con una misera banconota da poche decine di euro!

Il web 2.0 offre alle aziende un’ enorme potenziale, in termini sia di branding sia commerciale, che può essere utilizzato a pieno solo pianificando le attività di lancio, mantenimento e sviluppo del posizionamento virtuale.

Gli esperti di social media suggeriscono pertanto di sviluppare un’ accurata pianificazione, o meglio un “social media implementation plan”, che integrandosi con la più generale strategia di marketing sia in grado di:

  • individuare e cogliere le opportunità;
  • prevenire e gestire i rischi.

Perchè quando si entra in uno spazio open e senza filtri, como lo è il social networking, i rischi esistono. Eccome se esistono.

Ne sanno qualcosa quelli del farmaceutico, letteralmente scioccati dal caso Shirley/Sanofi Aventis: Shirley è una signora americana sopravvisuta al cancro; Sanofi Aventis è l’ azienda farmaceutica che ha visto la propria pagina Facebook inondarsi di post in cui Shirley denuncia una comunicazione non trasparente sugli effetti collaterali (perdita di capelli permanente) di un farmaco assunto in chemioterapia.

Proprio in ambito farmaceutico, e sull’ onda di tale episodio, è stata condotta un’ indagine tesa a tracciare gli elementi fondamentali da inserire in un “social media implementation plan”.

Cosa deve fare un’ azienda prima di accedere al social networking?

Questo, in ordine di importanza.

1) Affidare le attività di social networking ad un team eterogeneo nelle competenze (marketing strategico, comunicazione istituzionale, affari regolatori)

2) Diffondere in azienda un orientamento al dialogo: imparare ad ascoltare, per non annoiare gli utenti con monologhi e messaggi unidirezionali

3) Definire obiettivi e vision

4) (ex equo) Sviluppare linee guida e procedure standardizzate / Dotare di apposita formazione le figure incaricate di comunicare direttamente con i consumatori

5) Togliere ogni filtro per consentire ai dipendenti l’ accesso ai social media

6)Pensare ad una strategia di moderazione dei contenuti

7) Utilizzare tutte le applicazioni e le risorse disponibili (FB, Twitter, ecc.)

8 ) Definire procedure per monitorare l’ adesione delle attività di social networking agli obiettivi aziendali.

Che ve ne pare, concordate l’ ordine? C’ è altro?

Ritenete sia un approccio valido solo per il settore salute o esportabile nelle altre tipologie di industria?

Simone Di Gregorio

Nè i medici nè i pazienti europei desiderano dialogare con le aziende nei social media; le cose cambierebbero se…

Se ne parla tanto ma di solito si rimane sempre molto sul vago.

Al contrario, una ricerca condotta a livello europeo dalla EPG Health Media (la potete scaricare gratuitamente dal sito) indica in modo preciso chi e quanti sono coloro che si rivolgono ai social media per informazioni sulla salute, cosa precisamente cercano e con chi desiderano conversare, oggi e in prospettiva.

Ci sono alcune sorprese.

Il 66% dei pazienti e dei medici intervistati non mostra nessun significativo interesse a dialogare con le aziende.

E’ una constatazione che sembra cozzare con le molteplici riflessioni sulle opportunità, sia di immagine che commerciale, offerte dal web 2.0

Ecco allora i principali risultati:

  • in media, il 38% dei medici, pazienti e aziende è presente nei social media;
  • il vantaggio principale percepito nell’ uso dei social media è la possibilità di scambiare informazioni e condividere esperienze tra “pari”, difatti:

  • Il 45% dei pazienti e delle aziende desidera un più frequente dialogo con i medici mentre, come detto, solo una minore percentuale di pazienti (13%) e medici (14%) mostra interesse per una comunicazione interattiva con le aziende.

La brutta notizia per le aziende del settore salute è che ad oggi i pazienti e i medici pretendono che la conversazione su patologie, trattamenti, prodotti e brand sia “roba loro”,  senza l’ interferenza di messaggi commerciali.

La buona notizie è che sia i pazienti che i medici assegnano alle aziende un ruolo chiave per lo sviluppo dei social media; le aziende devono salvaguardare la correttezza delle informazioni diffuse online ed intervenire nel caso di informazioni scorrette o fuorvianti, che potrebbero danneggiare gravemente il paziente.

Perseguendo tale impegnativo ruolo – di custode della veridicità delle informazioni diffuse su Internet – le aziende potranno ottenere una fiducia e una credibilità molto alta, in grado poi di riflettersi sulle rispettive offerte di prodotto, di riqualificare i messaggi commerciali diffusi on line e di aprire alle aziende l’ opportunità di partecipare alla conversazione.

Mi sembra che la ricerca in questione abbia disegnato un’ interessante scenario.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

Emozionante viral di Pfizer: ci sono cose che hanno più effetto di un farmaco….

Problemi? Sorridi che ti passa!

Pillole in salsa viral della Thai Health Promotion Foundation, intrigante organizzazione attiva in Asia che si impegna a trasformare in progetti concreti le idee più innovative e utili a promuovere sani stili di vita nella società.

In questi ed altri video diffusi su YouTube, il tema è il sorriso come “prescrizione più importante per una vita sana”!

La segnalazione è dell’ amico Fernando di Pharmacoserias

Che ve ne pare?

Simone Di Gregorio

Gestire l’ osteoporosi con i social media

Un pool di organismi internazionali, scienziati, medici e aziende specializzate individua nel social networking una strategia efficace per superare  il livello di disinformazione che caratterizza una grave patologia: l’ osteoporosi.

Parlo del progetto OsteoLink, una community ispirata a Facebook in cui un comitato scientifico insieme ad esperti di comunicazione mette in contatto malati di osteoporosi e medici per migliorare la gestione della patologia e offrire informazioni chiare non solo ai pazienti ma anche a chi sta loro attorno, ovvero famiglie ed amici.

Il progetto nasce come risposta ad una ricerca condotta dalla International Osteoporosis Foundation che ha fatto emergere alcuni evidenti unmet needs, legati alla conoscenza della patologia da parte dei pazienti e alla relazione tra questi e i loro medici:

  • il 57% dei pazienti considera l’ osteoporosi come una “naturale” conseguenza della vecchiaia, adottando nulli o blandi comportamenti di prevenzione;
  • 1 paziente su 3 non conosce i fattori di rischio che determinano la patologia;
  • il 79% dei pazienti teme fratture alle ossa mentre i medici ritengono che solo la metà (51%) conosca tale pericolo;
  • il 30% dei pazienti non vede problemi nel saltare qualche dose di farmaco.

Vedremo se OsteoLink (che sarà operativo alla fine del 2010) contribuirà a migliorare la consapevolezza di una patologia che in Italia colpisce circa 5 milioni di persone e che, pur essendo strettamente legata al processo di invecchiamento, può essere evitata o rallentata attraverso precisi comportamenti di prevenzione da adottare il più precocemente possibile.

A tal proposito, nota di merito per il progetto MisterBone – sperimentato a Firenze e fortemente sponsorizzato dalla Gelimi – che introduce nelle scuole un percorso di educazione alimentare per la prevenzione dell’ osteoporosi, con una imporatante componente ludica (si tratta pur sempre di bambini e adolescenti…) visibile sul sito internet e declinata come giochi, quiz e concorsi.

Che ve ne pare?

Simone Di Gregorio

Come comunicare un farmaco nei social media? Proposte dalle Big Pharma

Benefici battono rischi 66.5 contro 33.5

Secondo uno studio svolto dall’ agenzia di comunicazione WCG,  quando sui social media le aziende parlano di un farmaco o di un qualsiasi prodotto per la salute, la percentuale di informazione dedicata ai  benefici doppia quella dedicata a rischi ed effetti avversi.

Per correggere tale situazione (ma nella consapevolezza che un rapporto 50/50 sia molto difficile, forse impossibile da raggiungere) la FDA chiede alle aziende farmaceutiche soluzioni efficaci per riequilibrare la comunicazione della salute sui social media.

L’ obiettivo ultimo è permettere al consumatore/paziente l’ accesso ad una informazione meglio distribuita tra aspetti positivi e aspetti negativi di un prodotto.

Il problema sussiste in particolare in quelle arene di conversazione dove, penso a Twitter, lo spazio di scrittura è limitato: su Twitter, difatti, il rapporto è di 73.9/26.1

Hanno risposto all’ appello della FDA pressochè tutte le Big Pharma; vi riporto i punti chiave della discussione:

  • molte aziende (Eli Lilly, Johnson&Johnson, Pfizer, Bayer) propongono che ogni informazione promozionale di farmaci e prodotti per la salute (su Twitter, blog, banner pubblicitario, ecc.) abbia il link ad una pagina ad hoc dove siano evidenziati i rischi del prodotto oltre che tutte le informazioni di sicurezza ed efficacia;
  • Novartis ritiene che l’ idea del link sia valida ma la pagina con le informazioni su rischi/sicurezza/efficacia debba essere gestita non dalle aziende ma dalla FDA stessa, che avrebbe in questo modo la possibilità di controllare ed aggiornare rapidamente le informazioni;
  • AstraZeneca ritiene che occorra un’ approccio rispettoso della logica di “conversazione” propria dei social media: non va perciò controllata la singola informazione (es. un tweet o un post su microblogging) ma la “conversazione” in quanto tale, comprensiva quindi di tweet, post, video, audio e tutti gli altri elementi della comunicazione web 2.0

Voi che ne pensate?

Simone