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“Repubblica” e i cibi funzionali, il bue che dice cornuto all’ asino…

Quando si parla di alimentazione e salute occorre un forte  impegno di responsabilità, non solo da parte delle aziende produttrici ma anche dei mezzi di comunicazione che entrano nel merito.

Il contesto di cui parliamo è quello dei cibi cosidetti “funzionali” e degli integratori alimentari, utilizzati per condizioni patologiche per lo più legate allo stile di vita (es. colesterolo, ipertensione, sovrappeso) ed emergenti ad un livello ancora troppo basso da giustificare terapie farmacologiche vere e proprie.

Così come i fatturati da capogiro di tale mercato attraggono le imprese, che non di rado vi si lanciano con prodotti di dubbia o nulla validità, è altrettanto vero che il forte interesse dell’ opinione pubblica è noto ai mass media, i quali a loro volta entrano nel merito con articoli di altrettanta dubbia o nulla validità.

Mi riferisco a “Repubblica” e l’ articolo “Mangialo fa bene, l’ Authority Europea smaschera i flasi alimenti della salute”.

Il titolo parrebbe equilibrato, promettendo appunto di illuminare quelle che sono le erronee convinzioni che gravitano attorno al binomio cibo/medicina.

In realtà, l’ articolo smonta complessivamente l’ intero comparto, adducendo come motivazione il fatto che “l’ Efsa,  l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha bocciato l’80 per cento dei 400 prodotti controllati”.

Ora.

Non è proprio così.

In alcuni (pochi) casi, l’ Efsa ha effettivamente invalidato l’ effetto di cibi che promettono benefici sulla salute, in altri (moltissimi) casi l’ Efsa ha rimandato la valutazione giudicando non sufficienti i documenti presentati dalle aziende in sostegno all’ azione scientifica dei loro prodotti.

Sono due cose diverse: un conto è bocciare e un conto è rimandare la valutazione.

E quell’ 80%  è una conseguenza abbastanza ovvia dato che l’ Efsa ha imposto da un giorno all’ altro imprese del settore l’ adozione di criteri e logiche che fanno parte del mondo del farmaco e che per tale motivo richiedono del tempo prima di essere interiorizzate, soprattutto dalle imprese più piccoli e provenienti dal settore alimentare.

“Repubblica”  fa perciò esattamente quello che rimprovera alle aziende attive in questo settore.

Una comunicazione frettolosa e fuorviante.

L’ unica differenza è che in un caso si tratta di etichette e claim, nell’ altro di articoli giornalistici.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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Bloomberg tuona: “Meno sale nei ristoranti e fast food”

Continua la crociata del sindaco di New York, Bloomberg, volta a migliorare lo stile di vita dei suoi cittadini a partire dalla riduzione degli eccessi nella dieta.

Dopo la campagna contro il grasso adesso e’ la volta del sale, seconda tappa di un percorso coordinato che punta a favorire la prevenzione di obesita’, diabete e ipertensione per ridurre l’ incidenza dei disturbi cardiovascolari – tra le principale cause di morte e di ospedalizzazione e vera e propria piaga per i sistemi sanitari di tutta l’ area Occidentale del mondo.

In una citta’ dai ritmi frenetici e altamente stressanti, preparare e gustare il cibo in casa diventa un vero e proprio lusso che non tutti hanno il tempo di concedersi, per cui frequentemente si consumano pasti furtivi in ristoranti, fast food e catene etniche, indiane o messicane: proprio quest’ ultime, che propongono cibi spesso ad alto contenuto di sodio, sono state prese di mira dal sindaco e dalla sua amministrazione.

Thomas Farley, commissario alla Salute della metropoli Usa, ricorda che “l’80% del sale nella dieta degli americani arriva da cibi pronti o pasti serviti al ristorante”.

L’obiettivo della campagna è di ridurre la quantità di sale, che provoca ipertensione, del 25% in cinque anni: naturale che Bloomberg si aspetti un sostegno da parte sia dei ristoratori che dell’ industria agroalimentare, a cui vengono promesse in cambio buona pubblicita’ e agevolazioni.

I produttori hanno reagito in modo diverso: c’ e’ chi ha promesso un impegno in tal senso e chi invece ritiene infattibile la cosa, perche’ “e’ impensabile mettere in produzione alimenti a basso contenuto di sodio ad hoc per la sola citta’ di New York”.

Vedremo che piega prendera’ la campagna e se vi saranno risvolti legislativi: nella precedente battaglia contro i grassi, infatti, Bloomberg emanò una legge ad hoc per ‘forzare la mano’ ai ristoranti.

Certo e’ che fa riflettere questo ruolo assunto da Istituzioni nell’ indirizzare, quando non stabilire, quelle che sarebbero scelte private di liberi cittadini.

Non si tratta di una campagna di sensibilizzazione, e’ qualcosa di molto di piu’…

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

Con “TweetWhatYouEat”, Twitter calcola le calorie assunte e controlla l’ andamento della tua dieta

Nell’ era della “Globesity”, in una società sempre più consapevole dei rischi – non solo estetici ma anche patologici – dell’ accumulo di grasso, Twitter lancia “TweetWhatYouEat”, una nuova applicazione che consente agli utenti di tenere una sorta di diario on line per monitorare l’ andamento della propria alimentazione.

Da una parte il peso attuale, dall’ altra l’ impegno pubblico a perseguire un obiettivo dietetico, nel mezzo…numerose e sofisticate opportunità.

Su “TweetWhatYouEat”, il cibo assunto viene convertito in calorie e rapportato al fabbisogno giornaliero, permettendo di monitorare il peso e la qualità/efficacia della dieta seguita.

Inoltre, è possibile stilare una lista di cibi proibiti, oppure confrontarsi e condividere esperienze con gli altri iscritti.

La filosofia di fondo è che “visualizzando” le nostre abitudini alimentari, rendendole trasparenti a noi stessi e “pubbliche”, suscettibili di commenti, critiche, consigli, puo’ essere più facile eliminare o contenere gli eccessi.

Twitter si è lanciata in un’ operazione molto furba, coraggiosa e non esente da controversie.

Se difatti è vero che l’ applicazione consente un ruolo attivo e consapevole nella gestione delle calorie, dall’ altra ci sono alcune evidenti zone d’ ombra.

Innanzitutto, “TweetWhatYouEat” rischia di favorire una concezione anacronistica, fuorviante e “meccanicistica” della dieta: gli alimenti non sono solo un’ accumulo di calorie ma anche fonti di preziosi principi nutritivi che sono essenziali per l’ organismo e le sue funzioni fisiologiche: rafforzano gli organi e il sistema immunitario, promuovono la crescita di ossa , tessuti, cellule, prevengono malattie croniche e acute, ecc.

Inoltre, per ottenere risultati, una corretta dieta deve essere sempre accompagnata da una regolare attività fisica.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio