L’ americana “National Alliance on Mental Illness” comunica l’ identità dei suoi finanziatori: l’ 81% sono aziende farmaceutiche

Nuova tappa delll’ entusiasmante percorso intrapreso insieme agli utenti di questo blog per godere di quell’ inedita luce che gradualmente rischiara le relazioni tra aziende farmaceutiche, medici e associazioni.

Quantomeno negli Stati Uniti.

Oggi parliamo della National Alliance on Mental Illness,  associazione americana attiva in una delle aree della salute tra le più controverse.

L’ impegno di NAMI, che opera da oltre 30 anni, è migliorare la vita dei pazienti affetti da disturbi mentali, attraverso  attività di informazione, educazione e lobbying.

Tale obiettivo si inquadra all’ interno di una mission molto ambiziosa: guidare il processo di trasformazione del sistema americano per la cura dei disturbi mentali.

NAMI è una società no profit che vive di donazioni: da sempre riluttante nel comunicare l’ origine di tali fondi, ora è finalmente  tutto trasparente, grazie alle pressioni del Governo e in particolare del senatore Grassley.

Nel 2009, la National Alliance on Mental Illness ha ricevuto donazioni pari a $4.700.000: l’ 81% deriva dalle principali aziende farmaceutiche che commercializzano farmaci per i disturbi al sistema nervoso centrale.

Si tratta principalmente di:

  • AstraZeneca, casa madre del Seroquel (farmaco contro la schizofrenia)
  • Eli Lilly, Cymbalta (antidepressivo)
  • Bristol-Meyers, Abilify (schizofrenia, disturbi bipolari)

A seguire, un’ elaborazione dei dati ricavabile sul sempre ottimo pharma marketing blog.

Mi preme sottolineare che questo post non vuole in alcun modo alludere a rapporti “loschi” tra NAMI e le aziende farmaceutiche; anzi, come sottolineato nel post precedente, rapporti diretti tra aziende e operatori della salute consentono miglioramenti continui nella prevenzione e cura delle patologie.

Dall’ altra parte è vero anche che tali relazioni devono uscire da quell’ ombra dietro al quale si sono troppo spesso adagiate: come rimarca l’ amico Gunther, è giusto che quando un qualsiasi stakeholder parla o propone prodotti per la salute, si sappia per cosa parla e a nome di chi.

Voi che ne pensate?

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2 risposte a “L’ americana “National Alliance on Mental Illness” comunica l’ identità dei suoi finanziatori: l’ 81% sono aziende farmaceutiche

  1. Grazie per la citazione, troppo gentile, personalmete ne penso bene, preferisco sempre sapere, questo crea anche alle aziende farmaceutiche un aspetto positivo

  2. Già come sai siamo sulla stessa linea!
    Ho deciso che darò molto spazio al tema della trasparenza nell’ industria della salute, date anche le interessantii novità d’ oltreoceano.

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