Sanofi Aventis e la signora Shirley: quando i social media sono un “pericolo”

“E non ho ancora finito…”

Shirley Ledlie è una donna americana sopravvisuta al cancro che ha subito una perdita permanente dei capelli a causa – lei sostiene –  “del farmaco Taxotere di Sanofi Aventis”.

Pur consapevole che danni gravi di tal genere sono frequenti in chi è affetto da tumore, Shirley denuncia che “in alcun modo Sanofi Aventis aveva evidenziato la possibilità di tale evento avverso: nessuna menzione, nessuna casistica, nessun dato”.

Dopo aver chiesto spiegazioni inviando diverse lettere, la tenace Shirley si è orientata verso strumenti di comunicazione non convenzionale.

E’ entrata nella pagina Facebook di Sanofi Aventis e ha postato foto a testimonianza del danno e denuncie circa la scorretta informazione che secondo lei accompagna il farmaco.

“Volete trasparenza?” – spiega Shirley in riferimento alla presenza di Sanofi in spazi aperti di confronto come appunto Facebook – “Bene, la voglio anche io. Voglio che Sanofi sia trasparente nei dati e nelle informazioni fornite”.

E come anticipato in apertura del post, Shirley non intende affatto fermarsi.

In attesa che si faccia chiarezza e in attesa anche di ascoltare la replica di Sanofi Aventis, la vicenda apre un precedente interessante e si configura come un monito per le aziende, farmaceutiche e non, le quali puntano a costruire una presenza sui social media.

“Essere trasparenti” non è solo un bello slogan ma un modo nuovo di relazionarsi col consumatore che impone anche il dovere di confrontarsi sugli aspetti più controversi.

Soprattutto quando l’ arena del confronto sono i social media.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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19 risposte a “Sanofi Aventis e la signora Shirley: quando i social media sono un “pericolo”

  1. Caso che ci ricorda un uso più utile dei social network (non solo il chiacchiericcio e il divertimento).
    E le imprese dovranno assumere personale per i contraddittori on-line, che cresceranno di numero nei prossimi anni (proporzionalmente all’informatizzazione della popolazione).
    Un’iniziativa legittima … che la Sanofi Aventis NON può ignorare nè censurare (la circolazione delle notizie è virale, nella rete).
    Bene.
    Parlavo della stessa cosa con una signora, stamattina sull’autobus : bisogna smettere di fregnare ovunque, è ora di fare sentire la propria voce (con educata fermezza) e di direzionare efficacemente le nostre obiezioni a quanto – secondo noi – non funziona.
    Avanti.

  2. Bel post Simone!

    Secondo me la replica di Sanofi potrebbe diventare una best ma anche una worst practice: attendo con ansia…

  3. @ Bufalo
    Di fronte a questa vicenda, emerge con evidenza la necessità che tu sottolinei di far precedere le campagne di mkg sui social media ad una apposita strategia di formazione – oppure di inclusione in azienda di personale con specifiche competenze – di modo da acquisire quelle competenze utili a gestire dinamiche completamente nuove.

    @ Doctor Brand
    Anch’ io aspetto la risposta di Sanofi, come è doveroso che sia….a prescidenre da chi ha ragione, la vicenda si candida comunque a case-study per tutte le aziende desiderose di saltare sul treno del web 2.0!

  4. Sembra che sia arrivato il momento in cui NESSUNO e dico NESSUNO può permettersi il lusso di prendere in giro qualcuno!…tutto viene a galla!…Le aziende non possono più sbagliare o fare le cose giusto per..il web e i social media non perdonano!….

  5. Ciao Davide.
    Concordo con quanto dici.
    Ancora deve essere accertato se esistano o meno colpe o errori di Sanofi…certo è che le aziende attive sui social media devono attrezzarsi per rispondere agli utenti e – qualora sussistano comportamenti poco chiari o controversi – pensarci due volte prima di sviluppare una comunicazione bidirezionale e trasparente.
    Nei social media il pubblico parla, è attivo e non si limita a visionare articoli o foto postate.

  6. @Simone.
    Ottimo post. Però dal titolo sembrerebbe che i SN siano un pericolo per i consumatori e non per le aziende non trasparenti (come esaurientemente descritto nel post ) 🙂

  7. Ciao Roberto,
    sì effettivamente ho voluto lasciare il titolo un pò ambiguo….
    Ma mi fa piacere se ritieni che il messaggio complessivo sia passato: volevo proprio indirizzare l’ attenzione sul fatto che “passare ai social media” è senza dubbio cool ma richiede un grande impegno e soprattutto un’ inedita necessità di rispondere direttamente e pubblicamente alle critiche mosse dal consumatore…

  8. fate una ricerca su google per taxotere e alopecia risultato circa 25mila pagine…non proprio un effetto nascosto…

  9. Grazie gb per le segnalazioni….
    Riporto il link di un interessante ed esasutiva descrizione del Taxotere e dei suoi effetti avversi:

    “L’alopecia è stata osservata nel 79% di pazienti trattati con 100 mg/m2 di docetaxel in monoterapia. In un caso l’alopecia non è stata reversibile al termine dello studio.”…

    http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/TAXOTERE_80_mg.asp

  10. Questo testimonia che i social network sono utili, anzi utilissimi. E sono molto flessibili, nel senso che possono essere utilizzati per cose più frivole, ma anche per cose ben più serie come questo caso. Sanofi non potrà sottarsi dal dare delle risposte amche perchè nel costruire un’immagine social dovrà pur dimostrare quanto lo è veramente. Mi fermo qui anche perchè vorrei conoscere gli sviluppi di questa storia.
    Ciao Simon e complimenti!

  11. Grazie franz!
    Anch’ io sono molto curioso di conoscerne gli sviluppi perchè, come detto, la vicenda si candida ad interessante case study!

  12. Pingback: Sanofi Aventis e la signora Shirley: quando i social media sono un “pericolo” « ilcomunicatore

  13. complimenti per avere posto la questione, quel tipi di farmaco cosi come chi fa chemioterapià è soggetto alla perdita dei capelli in proporzioni differenti, perche la reazione ad un farmaco è sempre personale. Non conosco bene il caso della signora, ma quello che è certo che oggi i social network offrono al consumatore una change in più al momento vedo le aziende un po sottovalutare i social network che comunque funzionano come una volta funzionava il passaparola. Le aziende devono imparare come muoversi su i social networks e disposti anche ad ascoltare delle persone deluse o arrabbiate. A chi vien prescritto quel farmaco è in una situazione psicologica non obiettiva è possibile che chi ha prescritto il farmaco alla signora non abbia indicato tutte le controindicazioni non per negligenza ma perchè forse non aveva alternativa. Il beneficio che può portare il farmaco nella terapia è maggiore delle possibili controindicazioni.

  14. …difatti se la signora non è stata ben informata, il medico che l’ ha seguita non è esente da responsabilità…data la funzione di filtro tra azienda farmaceutica e paziente.

  15. Qualcuno ha tenuto traccia del post della signora? Non riesco a trovarlo. Grazie!

  16. So che l’ azienda ha tolto dalla pagina di Facebook le tracce della vicenda Shirley…ma ormai il web è pieno di tracce a riguardo…
    Ti segnalo questo articolo che spiega quando e come tutto è nato: il gruppo di Facebook stava cercando immagini che in qualche modo rappresentassero il mondo di Sanofi….

    http://snipurl.com/vtgbf

  17. Ok. grazie! Infatti sono andato a scavare proprio con la certezza che fosse stato rimosso e così è stato 😀

  18. Pingback: Notizie dai blog su Social Media, un Pericolo per le Aziende

  19. Pingback: 8 tattiche per un’ efficace strategia di accesso al social newtorking « Life Marketing

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