Pfizer alla conquista dei Paesi emergenti: sconti sui farmaci in cambio di informazioni sui pazienti

Sconti sui medicinali in cambio di informazioni sui pazienti.

E’ una strategia win-win alla base del nuovo sistema di pagamento pensato da Pfizer per i Paesi emergenti.

Il meccanismo è il seguente.

Pfizer offre ai cittadini una carta elettronica con cui recarsi dal farmacista ed ottenere uno sconto su medicinale pari fino al 50% del prezzo complessivo; la transizione sarà registrata e – con essa – anche svariate informazioni sul cittadino stesso: lo stato di salute, la sua compliance, la preferenza per determinati medicinali o terapie, eccetera eccetera.

La carta elettronica è stata appena lanciata in Russia, con l’ obiettivo di raggiungere 500.000 pazienti, e nel mirino ci sono Brasile, Venezuela e Messico.

L’ operazione ha suscitato curiosità e non poche polemiche.

C’ è infatti chi accusa Pfizer di usare l’ “attrattiva” dello sconto per impossessarsi di informazioni molto preziose, che permetteranno al colosso farmaceutico di meglio comprendere le dinamiche inerenti la salute che caratterizzano i Paesi emergenti.

Paesi emergenti che nel 2013 varranno oltre un terzo del mercato mondiale del farmaco.

Pfizer viene inoltre accusata di scavalcare il medico, per tradizione il filtro della comunicazione tra azienda e paziente, ed aprire contatti eccessivamente e “pericolosamente” diretti con i cittadini.

Dall’ altra parte, la casa farmaceutica risponde elencando i benefici garantiti al paziente: in primis, la possibilità di usufruire di farmaci molto costosi e altrimenti inaccessibili; inoltre, nel caso di patologie croniche – in ampia diffusione anche nei Paesi emergenti – il paziente che per un motivo o per un altro non seguirà le prescrizioni del medico verrà contattato dall’ azienda, la quale ricorderà quali sono i farmaci da acquisire per una efficace terapia.

Si tratta di un’ operazione sicuramente originale.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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6 risposte a “Pfizer alla conquista dei Paesi emergenti: sconti sui farmaci in cambio di informazioni sui pazienti

  1. La privacy nell’era internettiana NON esiste più (aprite Facebook e/o gli altri social network).

    Nei Paesi emergenti e in quelli del Terzo Mondo capita ben di peggio : sperimentazione medica su esseri umani vivi … asporto illegale di organi da individui sani …

    Chiaro che è auspicabile la sorveglianza di tale interfacciamento diretto con l’azienda produttrice, da parte del medico curante e/o specialista … e che anche noi dobbiamo seguire con attenzione tale pratica ed evidenziare eventuali ingerenze (dannose) di Big Pharma … ma tra queste – lo ripeto – io non includo la raccolta di dati personali.
    Opinione mia.

  2. considerando che oggi l’informazione è potere questa operazione mi spaventa non poco: fa leva sulle necessità primarie dell’essere umano.
    Inoltre credo che il consumatore sia poco consapevole delle conseguenze di dare i propri dati personali (e poi il fatto che non si compili nulla, ma l’operazione sia automatica rende questa cessione dei dati indolore e ancora meno consapevole)
    @bufalo 70 su FB metti solo quello che vuoi e lo fai sapere a chi vuoi

    per la sorveglianza sono assolutissimamente d’accordo
    un saluto

  3. Riflettete su un punto importante.
    Forse meno automatismo e una maggiore consapevolezza del paziente potrebbe contribuire ad eliminare le zone d’ ombra di questa operazione, che pure contiene tratti interessanti: una maggiore conoscenza dello stato di salute della società può portare a farmaci e terapie più efficaci.

  4. Questa tipologia di informazioni sono importanti sia per l’azienda che per il paziente. L’azienda, in particolar modo, ha la possibilità di ottimizzare al massimo le sue risorse convogliandole direttamente su ciò che è più utile, e quindi più acquistato, al malato. E il risparmio che scaturisce dalla conoscenza di queste informazione deve essere davvero notevole se hanno addirittura previsto uno sconto a chi sottoscrive la tessera….Non sono indignata da questa pratica, a patto però che venga spiegato chiaramente ai pazienti le finalità di questa operazione e non sia fatto un uso scorretto dei dati personali…anche se su quest’ultimo punto nutro ho forti dubbi

  5. Analisi perfetta cara Luce!
    Grazie e a presto.

  6. Sulle buone intenzioni riguardo all’uso dei dati personali, è una questione di fede … che ne sappiamo davvero, di come verranno utilizzati ?

    Bisogna che le aziende ritornino dei dati concreti ai consumatori.

    @ troubledsleeper : sì ?
    E se la “testa” di Fb fosse la Cia ?

    http://albumoftheday.com/facebook .

    (sai che c’è ? E’ inutile imparanoiarsi … ma stiamo svegli).

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