Con “TweetWhatYouEat”, Twitter calcola le calorie assunte e controlla l’ andamento della tua dieta

Nell’ era della “Globesity”, in una società sempre più consapevole dei rischi – non solo estetici ma anche patologici – dell’ accumulo di grasso, Twitter lancia “TweetWhatYouEat”, una nuova applicazione che consente agli utenti di tenere una sorta di diario on line per monitorare l’ andamento della propria alimentazione.

Da una parte il peso attuale, dall’ altra l’ impegno pubblico a perseguire un obiettivo dietetico, nel mezzo…numerose e sofisticate opportunità.

Su “TweetWhatYouEat”, il cibo assunto viene convertito in calorie e rapportato al fabbisogno giornaliero, permettendo di monitorare il peso e la qualità/efficacia della dieta seguita.

Inoltre, è possibile stilare una lista di cibi proibiti, oppure confrontarsi e condividere esperienze con gli altri iscritti.

La filosofia di fondo è che “visualizzando” le nostre abitudini alimentari, rendendole trasparenti a noi stessi e “pubbliche”, suscettibili di commenti, critiche, consigli, puo’ essere più facile eliminare o contenere gli eccessi.

Twitter si è lanciata in un’ operazione molto furba, coraggiosa e non esente da controversie.

Se difatti è vero che l’ applicazione consente un ruolo attivo e consapevole nella gestione delle calorie, dall’ altra ci sono alcune evidenti zone d’ ombra.

Innanzitutto, “TweetWhatYouEat” rischia di favorire una concezione anacronistica, fuorviante e “meccanicistica” della dieta: gli alimenti non sono solo un’ accumulo di calorie ma anche fonti di preziosi principi nutritivi che sono essenziali per l’ organismo e le sue funzioni fisiologiche: rafforzano gli organi e il sistema immunitario, promuovono la crescita di ossa , tessuti, cellule, prevengono malattie croniche e acute, ecc.

Inoltre, per ottenere risultati, una corretta dieta deve essere sempre accompagnata da una regolare attività fisica.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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9 risposte a “Con “TweetWhatYouEat”, Twitter calcola le calorie assunte e controlla l’ andamento della tua dieta

  1. Ai nord americani piacciono questi gadget che parlano alle loro coscienze.

    Il problema obesità è molto serio e noi italiani non abbia esattamente la percezione di quanto gli statunitensi ne siano assillati.

    Sicuramente il dichiarare pubblicamente cosa si mangia può stimolare qualcuno ad essere più rigoroso nel mantenimento di una dieta, ma è solo il primo passo per una presa di coscienza più ampia dell’importanza di una corretta alimentazione.

  2. Nei limiti di uno strumento leggero ma versatile come Twitter (ho l’account : ma francamente non ci scrivo mai) mi pare un’ottima iniziativa : non è (nè può esserlo) scientificamente esaustiva … però sono d’accordo con quella che chiami la “filosofia di fondo”, che – a pensarci – è la stessa dei blog.
    Una delle poche cose socialmente utili che si possono fare con Twitter … tra tabella dietetica e terapia di gruppo : mi piace l’idea della tecnologia che assiste le debolezze umane …

  3. Credo come te che ci sia una buona e interessante sostanza.
    Ma e’ la forma che non mi convince.
    Ritengo troppo approssimativo il concetto di “alimentazione” proposto: i cibi, come detto, non sono solo accumulo di calorie.
    C’ e’ il rischio che diventi ancora troppo ossessivo il rapporto con la dieta.
    Ma e’ anche vero che oggi come oggi il binomio social media & salute e’ in fase sperimentale, quasi mai esente da limiti….ma e’ un percorso obbligato e prezioso: usiamo i social media per molte cose frivole, ben venga un utilizzo piu’ responsabile, funzionale al beneficio della nostra persona.

  4. E’ un primo e doveroso passo … come quello di McDonald’s che stampa i valori calorici e nutritivi sulle tovagliette (assieme al consiglio di fare moto) : si fa presto a chiosare sulla bontà etica e gustativa dello “slow food” … ma un pasto – che ti sostiene – al Mac costa 7 euro mentre in una trattoria fighetta si spende 3 volte tanto …

  5. Operazione coraggiosa e necessaria. Intelligente l’idea di sfruttare le caratteristiche peculiari di twitter per comunicare questo tipo di notizie.

  6. @ bufalo70
    Come sempre, lanci ottimi spunti di riflessione!
    Sarebbe il caso di parlarne: l’ altra domenica c’ era in centro a Firenze un mercato di prodotti tipici, locali ed erano buonissimi ma…troppo cari!
    Capisco che la qualita’ si debba pagare pero’…in medio stat virtus!

    @ mrpeeplo
    C’e’ qualcosa da affinare da un punto di vista dei contenuti ma senza dubbio e’ giusto sperimentare le applicazioni di Internet per utilita’ non “frivole”, legate a una “faccenda” importante come la salute!

  7. @ deart
    Anch’ io ho avuto l’ impressione che fosse un’ operazione tipicamente “americana”.
    Forse puo’ essere utile a comprendere l’ eccedente quantita’ di grassi contenuti nel junk food di cui la dieta americana e’ ricca!

  8. @ Simon : e le trattorie della rete “Slow food” ti danno le tabelle nutrizionali dei propri piatti, basate ovviamente sulle ricette standard usate dal cuoco ?
    Filosoficamente sarei anche d’accordo con i principi del “mangiare lento” e locale (e chi non lo è ?) ma nella pratica : dovrebbero imparare qualcosa dalla contestatissima grande catena americana (e dalle altre) … e abbassare i prezzi !

    (ma questo discorso sfora nella finanza statale : le tasse).

    I nord-americani stanno prendendo coscienza dei loro problemi alimentari (vedi anche i vari documentari prodotti sul cibo : “Food nation” e gli altri) … e noi ?
    Non è sufficiente avere una posizione di vantaggio – la cucina italiana è considerata la migliore e la più salutare del mondo – bisogna sempre migliorarsi, senza la proverbiale “puzza sotto il naso”.
    I turisti nel nostro Paese sono in calo : il problema principale sono i prezzi alti di ogni cosa da consumare …

  9. se capissi come funziona twitter….cmq mi sembra interessante…io sono un ex fat e non è male avere una mano nel calcolo delle calorie se sei agli esordi. a volte non ti rendi proprio conto. specie se sei giovane.
    @bufalo70 hai ragione per il problema dei costi: a volte si può provare con le spese colletive in agriturismo oppure a cercare piccoli produttori 😉

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