Life Marketing

Volkswagen e la Fun Theory, cambia il mondo divertendoti!

Novembre 29, 2009 · 2 Commenti

La Fun Theory e’ una filosofia di vita che punta sul gioco per convertire cattive abitudini in buone pratiche, con benefici tangibili sull’  ambiente, la salute, l’ umore.  

Su iniziativa di Volkswagen, la Fun Theory trova espressione in un suggestivo portale 2.0 dove vengono descritte le prime realizzazioni e i progetti in cantiere di questo innovativo modus vivendi.

Idee semplici ma con un’ impatto potenzialmente molto elevato.

Troppe volte non facciamo la raccolta differenziata? scegliamo la scala mobile per non “affaticarci”?  viaggiamo in bus senza biglietto?

Ecco le soluzioni della Fun Theory…

  1. Bottle Bank Arcade Machine.                                                                                                                                          Il raccoglitore di bottiglie di plastica trasformato in un videogioco che assegna tanti punti quante sono le bottiglie gettate: il raccoglitore-videogioco è già presente in alcune piazze ed ha raccolto notevole entusiasmo.                                                                                                                                      
  2. Piano Starcaise                                                                                                                                                                                      Le scale diventano tasti di un pianoforte e ad ogni nostro passo emettono una piacevole nota musicale.
  3. Fun Tram Tickets                                                                                                                                                                        Il biglietto del bus coincide con una partita di jackpot: prendi il biglietto, sali sul tram, gioca e scopri se  hai vinto.

Come vedete non c’ è niente di rivoluzionario ma piccoli progetti che se adeguatamente sostenuti hanno le carte in regole per convincere a modificare certe pessime abitudini.

Io sono un assiduo sostenitore di iniziative del genere che senza shock o allusioni a morte, malattia e simili, sensibilizzano ai temi sociali.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

 

 

→ 2 CommentiCategorie: comunicazione sociale · etica · social network

Con “TweetWhatYouEat”, Twitter calcola le calorie assunte e controlla l’ andamento della tua dieta

Novembre 16, 2009 · 8 Commenti

Nell’ era della “Globesity”, in una società sempre più consapevole dei rischi – non solo estetici ma anche patologici – dell’ accumulo di grasso, Twitter lancia “TweetWhatYouEat”, una nuova applicazione che consente agli utenti di tenere una sorta di diario on line per monitorare l’ andamento della propria alimentazione.

Da una parte il peso attuale, dall’ altra l’ impegno pubblico a perseguire un obiettivo dietetico, nel mezzo…numerose e sofisticate opportunità.

Su “TweetWhatYouEat”, il cibo assunto viene convertito in calorie e rapportato al fabbisogno giornaliero, permettendo di monitorare il peso e la qualità/efficacia della dieta seguita.

Inoltre, è possibile stilare una lista di cibi proibiti, oppure confrontarsi e condividere esperienze con gli altri iscritti.

La filosofia di fondo è che “visualizzando” le nostre abitudini alimentari, rendendole trasparenti a noi stessi e “pubbliche”, suscettibili di commenti, critiche, consigli, puo’ essere più facile eliminare o contenere gli eccessi.

Twitter si è lanciata in un’ operazione molto furba, coraggiosa e non esente da controversie.

Se difatti è vero che l’ applicazione consente un ruolo attivo e consapevole nella gestione delle calorie, dall’ altra ci sono alcune evidenti zone d’ ombra.

Innanzitutto, “TweetWhatYouEat” rischia di favorire una concezione anacronistica, fuorviante e “meccanicistica” della dieta: gli alimenti non sono solo un’ accumulo di calorie ma anche fonti di preziosi principi nutritivi che sono essenziali per l’ organismo e le sue funzioni fisiologiche: rafforzano gli organi e il sistema immunitario, promuovono la crescita di ossa , tessuti, cellule, prevengono malattie croniche e acute, ecc.

Inoltre, per ottenere risultati, una corretta dieta deve essere sempre accompagnata da una regolare attività fisica.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

→ 8 CommentiCategorie: alimentazione · twitter

Corn Flakes di Kellog’s per la prevenzione del virus A?

Novembre 10, 2009 · 7 Commenti

cocoa

Sull’ onda dell’ “effetto pandemia”, lo scorso Maggio Kellogs rivede il marketing della linea Cocoa Krispies, il riso soffiato al cioccolato amatissimo dai bambini.

Cambia il packaging e cambia la comunicazione.

Ben in evidenza il nuovo slogan: “Adesso aiuta a rafforzare l’ immunita’ dei tuoi bambini.”

In sostanza, i Cocoa Krispies sarebbero in grado di contenere il rischio di virus A.

Inevitabili le polemiche.

“Come puo’ un prodotto carico di zucchero e cioccolato inneggiare alla salute?” si e’ chiesto Dennis Herrera, legale del comune di San Francisco, sensibile da sempre alla difesa dei consumatori, che la scorsa settimana ha inviato una lettera all’ amministrazione di Kellog’s e alla Food and Drug Administration, chiedendo prove scientifiche a sostegno del claim.

Si difende Susanne Norwitz, portavoce dell’ azienda: “Abbiamo aumentato fino al 20% la presenza di vitamine antiossidanti nella nuova linea di cereali. E vitamine come la A, la C e la E giocano un ruolo importante nel rafforzamento del sistema immunitario. Dunque la campagna non e’ stata creata per capitalizzare l’ allarme del nuovo virus.”

Beh…quale perfetta coincidenza allora!

In ogni caso, le motivazioni non sono state accettate e in seguito ad un acceso dibattito l’ azienda ha deciso che tornera’ al tradizionale slogan.

Troppo grave l’ accusa secondo cui il prodotto avrebbe potuto ingenerare una concezione approssimativa di cosa e’ la prevenzione, fuorviando i genitori e distogliendoli dal far assumere ai figli quelli che sono i piu’ adeguati comportamenti preventivi.

Non entro sul piano scientifico, cioe’ sull’ effettiva capacita’ delle vitamine in questione – introdotte nel riso soffiato al cioccolato – di stimolare in qualche modo le difese immunitarie naturali.

Certo e’ che sarebbe stata una necessaria una campagna piu’ articolata, centrata un interpretazione a tutto tondo del concetto di prevenzione, all’ interno della quale comunicare il contributo degli antiossidanti con adeguate informazioni scientifiche.

Credo anche che sia necessario valutare la qualita’ scientifica dei prodotti alimentari che promettono benefici sulla salute prima che questi compaiano sul mercato, non dopo.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

 

 

 

→ 7 CommentiCategorie: influenza A · marketing

Pfizer, campagna “Viagra Grandpa”

Novembre 6, 2009 · 9 Commenti

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→ 9 CommentiCategorie: direct to consumer advertising · marketing farmaceutico · pfizer

Il mercato post crisi: nel 2010 si vince con la “semplicita’”…

Novembre 6, 2009 · 7 Commenti

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Dopo “organico” e “naturale”, nel 2010 sara’ “semplice” la chiave per vincere su 19 importanti categorie di mercato.

L’ alba del trend sorge nel 2005, quando i prodotti associati alla parole “semplice” e “semplicemente” crescono fino a moltiplicarsi, registrando in un trienno un + 64,7%.

Ma il tramonto e’ ancora di la’ da venire…

Anzi – annunciano alla Mintel – il bello arriva adesso!

Conseguenza della crisi e’ un consumo che si fa consapevole, che aspira a tornare alle origine…e non e’ solo un fatto di slogan: per tutto cio’ che afferisce al mondo dell’ alimentazione, per esempio, sempre di piu’ i consumatori cercano nelle etichette quello che non c’ e’, dagli additivi ai coloranti.

Da Datamonitor, spiegano che “e’ proprio il minor uso di ingredienti a far scattare nel consumatore l’ idea di semplicita’”.

“Il bisogno profondo – spiega Annamaria Testa – e’ fare pulizia dopo l’ orgia dei consumi; la merce e’ troppa, serve un po’ di igiene di oggetti, parole, pensieri”.

E le aziende si stanno attrezzando.

  • Sturbucks ha ridotto gli ingredienti del suo pane alla banana da 15 a 10.
  • Nei cracker Triscuit della Kraft, gli ingredienti sono “essenziali” (grano, sale e olio) e ben evidenziati sulla scatola.
  • “No Junk” (Niente spazzatura) e’ lo slogan della linea di alimenti per l’ infanzia Let’ s Grow di Beech-Nut.
  • I nuovi cibi California Natural di Natural Pet hanno la lista di ingredienti piu’ corta sul mercato Usa.

Il trend e’ destinato ad influenzare notevolmente le strategie di marketing e le campagne di comunicazione.

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Simone Di Gregorio

→ 7 CommentiCategorie: marketing

Merck rivela: “Paghiamo i medici perche’ promuovano il consumo dei nostri farmaci”

Ottobre 25, 2009 · 2 Commenti

Dopo Eli Lilly, anche Merck rende pubblica sul sito Internet una lista di medici pagati per sponsorizzare l’ azienda e favorire l’ utilizzo dei suoi farmaci.

Si tratta di 1.078 “speakers” – medici ma anche infermieri e ricercatori – che promuovono i prodotti Merck in varie modalità: dalla comunicazione con i colleghi ed i pazienti all’ organizzazione di convegni fino alla scrittura di articoli e pubblicazioni.

Per questa forma di sponsorship, Merck ha investito nel 2009 circa 3 millioni di dollari.

Ciascuna attività promozionale (sono state circa 2.500) viene pagata 1.500 dollari ma i medici opinion leader possono arrivare a prendere oltre 22.000 dollari, mentre una dozzina di “speakers” prende circa 10.000 dollari.

La dichiarazione di Merck fa parte di una nuova politica di trasparenza che mira a ridurre il “misunderstanding” riguardo ai rapporti tra medici e big pharma, rafforzando così la fiducia del pubblico nell’ azienda.

Ed è all’ interno di una politica di orientamento al paziente che Merck inquadra queste relazioni.

Nel suo comunicato stampa, Merck spiega infatti che le attività in questione soddisfano obiettivi di educazione medico/scientifica di cui alla fine beneficerebbe il paziente stesso.

“Merck supports a variety of medical and scientific education initiatives for the purpose of helping health care professionals achieve improved health outcomes for their patients.”

Tutto vero e tutto giusto ma…

devono essere proprio le aziende ad occuparsi così preponderatamente della formazione dei medici?

e what about quelle piccole imprese che (come le grandi)  possono scoprire nuovi ed efficaci farmaci ma (a differenza delle grandi) non hanno soldi per attività di “sponsorship”?

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Simone Di Gregorio

→ 2 CommentiCategorie: etica · merck

California, il marketing del Blood Center: ai disoccupati che donano il sangue offresi consulenza per il riposizionamento professionale

Ottobre 21, 2009 · 8 Commenti

blood center

Da un punto di vista di marketing e’ un’ operazione perfetta.

C’ e’ un’ obiettivo preciso: incrementare le donazioni di sangue.

C’ e’ un trend in crescita: il numero di disoccupati.

C’ e’ una strategia che converte il trend in opportunita‘: offrire ai donatori di sangue consigli professionali su come cercare ed ottenere una lavoro.

Certo e’ che ce n’ e’ di cui discutere.

Lo Stanford Blood Center, banca del sangue della California (area dove si contano circa 9,5 milioni di disoccupati), dallo scorso Febbraio organizza delle giornate in cui due stimati consulenti del lavoro si mettono a disposizioni dei donatori per scrivere e correggere curricula, simulare colloqui, far emergere competenze e segnalare posizioni aperte.

“Per chi ha perso l’ occupazione” – commenta il direttore marketing del centro, John Williams -” questi eventi rappresentano una grande occasione per tornare nel mercato del lavoro facendo al tempo stesso qualcosa di positivo per la comunita’.”

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Simone Di Gregorio

→ 8 CommentiCategorie: Stati Uniti · marketing

“Realize your success”, la campagna 2.0 di Johnson&Johnson: molto di più che un bendaggio gastrico….

Ottobre 18, 2009 · 5 Commenti

Il portale Realize di Johnson&Johnson è un formidabile esempio delle numerose e nuovissime opportunità che il Web 2.0 offre alle aziende del comparto salute per una comunicazione efficace ed empatica.

Dedicato ad un innovativo bendaggio gastrico regolabile che viene posizionato chirurgicamente attorno allo stomaco per limitare l’ assunzione di cibo, il sito combina in modo impeccabile contenuti razionali con contenuti emozionali: la comparazione tecnica tra il device e i prodotti concorrenziali con l’ onirica possibilità di cambiare vita, l’ invito alla cautela prima di sottoporsi all’ intervento con l’ esortazione a “godersela” una volta raggiunti i propri obiettivi di peso (come? “andando a fare shopping, comprando un CD, cambiando look, passando una giornata alla spa”).

Dicevamo del Web 2.0….

Ci sono 3 fondamentali aspetti che convertono il portale in uno spazio di aperta condivisione.

  1. Nel sito si insiste più di una volta sul fatto che l’ intervento chirurgico è solo il primo passo di un percorso il cui obiettivo – acquisire e mantenere un peso ideale – richiede l’ adozione di uno stile di vita completamente nuovo e il confronto costante con i professionisti del settore; su queste premesse, la Johnson&Johnson mette a disposizione dei suoi pazienti il proprio personale medico per sviluppare programmi di lavoro personalizzati, promotori di dieta, attività fisica e stile di vita cuciti addosso alle condizioni del paziente. Paziente che sul sito ha la possibilità di confrontarsi con gli specialisti e monitorare passo dopo passo i propri risultati.
  2. Come spiega l’ ottimo Deart, dal portale è possibile accedere ad una pagina dedicata su Facebook dove i circa 400 membri condividono esperienze e ricevono ricette e programmi di fitness da un gruppo di supporto online.
  3. Oltre a Facebook è stato aperto un canale You Tube le cui testimonianze, sia di medici che di pazienti, hanno ricevuto da Giugno ad oggi oltre 32.000 visite.

Insomma, un’ ottimo esempio di campagna di marketing 2.0 integrata ed in equilibrio tra promozione del prodotto e orientamento al paziente.

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Simone Di Gregorio

→ 5 CommentiCategorie: johnson&johnson · social network

L’ applicazione I-Phone per il rimorchio perfetto inguaia Pepsi

Ottobre 15, 2009 · 2 Commenti

amp energy

Il marketing del settore beverage ci ha abituato a campagne “frizzanti”, centrate sulla forsennata ricerca di elementi di differenziazione che piu’ che al contenuto della bibita flirtano con cio’ che quella bibita rappresenta, uno stile da proporre al consumatore e dove il consumatore possa indentificarsi.

L’ ultima e’ della Pepsi, riguarda la nuova bibita energetica Amp Energy ed ha creato un bel po’ di “rumor”.

Nell’ obiettivo di sintonizzarsi col target di riferimento – pubblico giovane e di tendenza – Pepsi ha ideato un’ applicazione-guida che via I-Phone dispensa ai ragazzi consigli “su misura” su come rimorchiare.

“Su misura” perche’ i suggerimenti su come comportarsi e cosa dire cambiano a seconda delle caratteristiche della “preda”: punk, trendy, religiosa, amante dell’ arte…scaricando l’ applicazione, il ragazzo puo’ scegliere tra 24 profili e ricevere una strategia di corteggiamento personalizzata.

Ma non finisce qui.

L’ applicazione invia anche gli indirizzi degli hotel piu’ vicini e se il corteggiamento si conclude con una nottata passata insieme…il “successo” verra’ reso noto su Facebook e Twitter.

Inutile dire che si e’ scatenato un putiferio e la trovata non e’ piaciuta ne’ ai giovani ne’ tantomeno alle donne, che in molte hanno chiesto le dimissioni della Ceo di PepsiCo, Indra Nooyi….

“Pensavamo di essere spiritosi” – recita il mea culpa dell’ azienda pubblicato su Twitter – “se siamo stati di cattivo gusto, scusateci.”

Simone Di Gregorio

→ 2 CommentiCategorie: Pepsi · beverage · social network

La Commissione Finanze approva la riforma sanitaria di Obama

Ottobre 14, 2009 · 6 Commenti

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“Quando la storia chiama bisogna rispondere all’ appello.”

Cosi’ la repubblicana Olympia Snowe motiva la decisione di allineare il proprio voto alla compagine democratica della Commissione Finanze del Senato che ieri, con 14 voti a favore e 9 contrari, ha approvato la riforma sanitaria proposta da Obama.

Il voto della Snowe risulta prezioso non in quanto tale (in sede di votazione non e’ stato decisivo) ma perche’ indicatore di un nuovo clima dove sperare che il progetto di Obama riceva un consenso bipartisan non risulta piu’ un’ utopia.

La riforma votata ieri e’ la piu’ moderata delle cinque versioni discusse finora in Parlamento ma prevede comunque la copertura del 94% degli americani, compresi percio’ gran parte dei 46 milioni di cittadini oggi non assicurati.

Non e’ prevista l’ introduzione di un piano pubblico di assistenza in concorrenza con le assicurazioni private ne’ l’ obbligo per le aziende di offrire copertura sanitaria ai dipendenti (formule incluse nelle altre proposte di legge) ma non mancano importanti novita’ che sono in linea con tutte le proposte in gioco:

  • divieto alle assicurazioni di discriminare ai danni dei malati;
  • obbligo per gli americani di comprare una polizza sanitaria pena multa;
  • nascita di veri e propri “mercati” dove i consumatori possono paragonare e comprare polizze;
  • aiuti ai meno abbienti.

La riforma costera’ 829 miliardi di dollari ma grazie ad una miscela di tasse sul settore sanitario e tagli agli sprechi non dovrebbe aggravare il deficit, anzi dovrebbe consentire un risparmio di 81 miliardi.

Voi che ne pensate?

Simone Di Gregorio

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